La Tradizione Musicale

La musica tradizionale carpinese è stata riscoperta grazie all’etnomusicologia a partire dalla metà degli anni ’50, specialmente dopo le approfondite ricerche effettuate da Diego Carpitella e Alan Lomax. Fin dal principio è emerso come repertorio canoro e strumentale estremamente originale rispetto alle altre aree del Mezzogiorno d’Italia. Le particolari sonorità dei canti sulla “chitarra battente” di Carpino sono diventati subito un mito per gli appassionati di musica etnica. Nei primi anni ’80 del secolo scorso, gli studiosi che seguivano le tracce della “tarantella” di Carpino si sono imbattuti in un altro aspetto peculiare della cultura musicale carpinese che si configura con repertori di canti, balli, strumenti si tratta della liuteria artigiana che a Carpino è particolarmente diffusa. La Tarantella di Carpino è stata, poi, riportata all’attenzione del grande pubblico attorno al 1975 dal gruppo Musicanova guidato dai musicisti Carlo d’Angiò ed Eugenio Bennato.

La Tarantella di Carpino si divide in tre stili musicali: la Montanara (Monte Sant’Angelo, suonata in toni minori), la Rodianella (Rodi Garganico, suonata in tonalità maggiori) la Viestasana (Vieste, suonata in modo misto). A queste forme principali se ne accostano due derivate, la Manfrinë e la Rurëjaèllë che, sulla chitarra, corrispondono alla Viestasana e alla Rodianella in quinta posizione. I cantori e i suonatori di Carpino per distinguere le loro melodie utilizzavano il nome dei paesi limitrofi e non perché fossero di loro appartenenza ma per differenziare una forma di accompagnamento dall’altra. Questo tipo di musiche venivano adoperate soprattutto come serenate e sopravvivono anche alcune struggenti ninne nanne.
La serenata poteva essere cantata e suonata dallo stesso innamorato, che era egli stesso cantore, o eseguita su commissione, quando l’innamorato pagava il cantore perchè cantasse al posto suo. Ma erano tanti i momenti in cui venivano eseguiti i canti tradizionali, come nell’ambito dei lavori campestri (raccolta delle olive, mietitura del grano, pesature delle fave o durante le feste).
La serenata a Carpino, poteva essere di due tipi: d’amore e di sdegno. Importante quindi la figura del cantore a cui veniva commissionata la serenata da portare di cui si faceva portatore. L’esito della tarantella caratterizzava il prosieguo: “gioiosa”, con canto e vino, o “scontrosa”, con inseguimento ai cantatori e suonatori e scontri anche molto duri. La serenata d’amore era suddivisa in sei parti: strofette di apertura; strofette prima della canzone; canto a distesa, serenata vera e propria; strofette di scusa dopo la canzone; strofette; strofette di commiato. La serenata di sdegno, invece, era caratterizzata da una successione di stramurtë, ad andamento sillabico. I testi dei canti dei sonetti di stramurtë, anche se di segno opposto a quelli d’amore, erano identici sotto il profilo musicale.