Il Ballo

Tra fine 800 e i primi decenni del 900 le popolazioni garganiche si riconoscevano soprattutto in un unico tipo di ballo etnico, la tarantella che veniva eseguita con funzione ludica in tutte le occasioni tradizionali: a carnevale, all’interno di alcune feste religiose, nei pellegrinaggi, a fine raccolto e nelle feste parentelari legate ad avvenimenti emergenti della vita umana (nozze, fidanzamenti, partenze o ritorni per servizio militare, transumanze ed emigrazioni, ecc.).

Nei paesi del Gargano, la tarantella è essenzialmente un ballo in coppia, si danza preferibilmente fra uomo e donna, ma è anche consueto ballare fra uomini o fra donne. Ovunque i ballerini fanno uso delle castagnole durante il ballo, e la dinamica di braccia e di mani necessaria per far rintoccare i legni caratterizzano il linguaggio degli arti superiori durante la danza: dovendo battere ad ogni battuta con continua apertura e chiusura delle mani, le braccia sono in continuo movimento ritmico verticale (a Carpino) o trasversale (San Giovanni Rotondo), ma sempre alternato. Come quasi tutti i modelli di tarantella del sud, anche quelli garganici sono un ballo a struttura aperta, che permettono una certa libertà organizzativa ai ballerini nel gestire la durata, la frequenza e l’ordine delle varie parti coreografiche e nella scelta dei moduli cineteci da usare.

Nella tarantella di Carpino, quando a ballare sono due uomini, diventa ricorrente trasformare la figura più vivace del repertorio, detta turnë turnë o “mezzo giro”, in una lotta danzata, nella quale ciascuno dei ballerini cerca il contatto con l’altro ballerino con molta irruenza per spingerlo e farlo cedere in una sorta di prova di forza maschia. Gli anziani hanno confermato più volte che lo scopo principale è proprio quello di andare a porsi di dietro, per simboleggiare la vittoria per possessione sessuale del compagno-avversario. Succede anche che quando le dimensioni fisiche e le energie dei due “ballatori” sono di un’evidente disparità, allora il soggetto più debole in caso di insistenza nella spinta, si arrende dando simbolicamente la schiena, a guisa di resa e di sottomissione, come avviene nei duelli tra canidi. Talvolta su questo stesso tema insistono anche alcune donne di carattere spigliato e scherzoso: a imitazione degli uomini, sia quando ballano tra loro che in coppia con un uomo, tendono a fronteggiarsi e a spingersi per averla vinta ciascuna sulla compagna o sul compagno; vista la corposità e la solidità di certe donne meridionali, non è raro il caso che sia l’uomo a dover soccombere e dichiararsi arreso.

Alcuni decenni fa a Carpino il ballo era spesso avviato da nu mastrë dë ballë che, ponendosi un fazzoletto sulla spalla, invitava una donna nel mezzo del cerchio e ballava con lei, poi cedeva il fazzoletto come gesto d’invito ad un altro uomo, il quale subentrava e ballava con la stessa donna; il mastro poi ringraziava la donna e la faceva tornare tra gli spettatori, quindi recuperato il fazzoletto lo cedeva ad un’altra donna che sostituiva la prima. Inserendosi dunque ogni volta il mastro guidava la partecipazione al ballo a suo piacere, non disdegnando di ballare anche fra uomini. La struttura della tarantella comprendeva le seguenti figurazioni di durata variabile:

  • Ballo: nel ballo frontale i due ballerini si pongono di fronte sulla circonferenza di un piccolo cerchio stando diametralmente opposti ed eseguono saltelli con incrocio anteriore (appoggio su un piede e protesa dell’altro avanti a terra o basso) o passi di “tacco e punta”.
  • Mezzo giro: a Carpino i ballerini di muovono con saltelli su un piede e protesa dell’altro in avanti procedendo di spalle in una direzione e nell’altra più volte, restando diametralmente opposti. A San Giovanni Rotondo il mezzo giro viene eseguito lungo un cerchio più ampio alternatamente in senso antiorario ed orario, procedendo di fronte o di spalle con passi saltellati o con passi protesi ed incrociati avanti.
  • Turnë turnë (intorno intorno): ogni tanto i ballerini possono girare con maggior impeto, con fronte al centro comune (Carpino) o di fianco al centro per concludere frontalmente e allacciati al centro (San Giovanni Rotondo).

A Carpino i ballerini eseguono un numero variabile di volte tre passi scacciati (chassés laterali) liberamente verso destra e sinistra alternati, ruotando attorno ad un centro comune, con relazione simmetrica fra i ballerini o, più raramente e quando si vuole aggredire, speculare – in modo da toccarsi quasi alla fine d’ogni segmento, sino a spingersi coi fianchi. Il turnë turnë marca le tre cadenze di ogni semifrase. Talvolta, soprattutto fra uomini, la tarantella diventa aggressiva proprio durante il giro, quando ciascuno cerca di portarsi alle spalle dell’altro per impossessarsi simbolicamente di lui come una forma di predominanza sessuale di tipo zoomorfo. Quando c’è confidenza anche fra uomo e donna (più raramente fra donne) vi può essere un accenno di possesso con spinte e aggiramenti. Non di rado gli astanti incitavano con grida o apposite esclamazioni: Dallë dà’!, Vutta vuttë (dagli dagli, spingi spingi!)

  • Inchino (o inginocchiamento): qualche volta uno dei due ballerini (sia uomo che donna) si pone al centro del cerchio con un solo ginocchio in terra e si fa girare attorno dall’altro/a, come reciproco segno di omaggio, tant’è che alla fine del giro, chi è rimasto in piedi ed ha continuato a girare ringrazia l’altro del gesto galante, questi così si rialza e riprende il ballo.

Riguardo alle posture dominanti,  per tutta la durata del ballo le braccia sono in continuo movimento verticale sul piano sagittale nel ballo frontale o anche sul piano trasversale durante il giro. A Carpino i ballerini, quando danzano distanti, mantengono il busto più eretto, il movimento verticale delle braccia è più marcato, possono piegare leggermente il busto durante il mezzo giro; comunque i carpinesi mantengono le braccia in una dimensione più racchiusa. A San Giovanni Rotondo le braccia possono restare aperte e protese comunque leggermente avanti.