Antonio Maccarone

Una vita difficile quella di Antonio Maccarone, fatta di tremende sciagure, dispiaceri, emigrazione ma anche di soddisfazioni ottenute nel campo della musica popolare. Nato a Carpino nel 1920, Maccarone era afflitto dalla completa sordità ad un orecchio, “ereditata” in guerra, quando nel 1943 fu travolto dalle bombe americane a Taranto. Uscì miracolosamente salvo dal crollo di un magazzino del Genio militare, dove lui era il custode, ma perse l’udito, ottenendo in cambio la pensione di guerra. Dopo la guerra, il cantore ha svolto diversi lavori, tra cui quello di vigile campestre a Carpino. Nel 1961 decide di emigrare e assieme alla moglie Maddalena Ruo (classe 1929) approda a Milano.  Svolge diverse attività fino a dedicarsi interamente all’importazione di prodotti locali dalla Puglia alla Lombardia.

Gli affari vanno talmente bene che nel 1968 gli viene attribuito il “Leone d’oro per il commercio”, assegnato ai maggiori imprenditori lombardi. Nel 1967 conosce professionalmente Andrea Sacco a Milano. Maccarone fù testimone diretto del concerto organizzato al Teatro lirico da Roberto Leydi e Diego Carpitella, due dei più importanti ricercatori italiani di musica, danze e canti della tradizione.

Ritorna definitivamente a Carpino nel 1986. I soldi risparmiati gli hanno permesso di acquistare casa e di vivere agiatamente. Molto importante fu, 1998, l’arrivo di Giovanna Marini sul Gargano e a Carpino, allo scopo di “immortalare” e salvaguardare la vera tradizione locale. Tradizione a cui era strettamente legato lo stesso cantore carpinese. Sul palco del Carpino Folk Festival Maccarone raggiungeva il suo apice, bravo come nessuno a instaurare un feeling col pubblico dominava l’evento, salutava tutti “paesani e furestieri”, recitava i suoi sonetti e poi via con le sue rare doti catturava l’attenzione del pubblico fin dal primo istante e senza nessun calo d’attenzione fino al gran finale. Suonatore di chitarra francese, Maccarone era divenuto una vero cantore della musica popolare a seguito del compiacimento del capostipite del gruppo dei Cantori di Carpino, Andrea Sacco, e dopo aver brillantemente superato la prova della propria comunità di appartenenza che in lui si identificava.

Il suo nome è legato alle melodie di un tempo, ereditate direttamente dai portatori della tradizione carpinese e garganica. Ultimamente lo si incontrava nella sua casa di campagna, alla periferia di Carpino. Nel suo piccolo rifugio, Maccarone, reso cieco dall’errore di un medico oculista, cercava di dimenticare i dispiaceri della vita (aveva perso i due nipoti e la moglie nel giro di pochi anni, aveva un solo figlio, che vive in Germania) suonando la sua inseparabile chitarra francese e intonando sonetti e canti della Carpino. Sul palco della XI edizione del Carpino Folk Festival dopo aver gioito con il pubblico disse: «Siamo ancora qua. Noi, un tempo chiamati cafoni, perseguitati…ora richiesti in tutta Italia». Ai giovani chiedeva di pensare si alla riproposta dei loro canti e dei loro suoni, ma di non inficiarli con strumenti musicali moderni che nulla hanno a che vedere con quello che da secoli rappresenta la tradizione garganica e carpinese.